martedì 1 settembre 2009

Blog e Forum citati su L' UNITA'

Mentre navigavo in rete ho fatto questa piacevole scoperta: ebbene si, il Blog ed il Forum Orchidofilia sono stati citati su L' Unità. La citazione risale al 29 Novembre 2008, ma io ne sono venuta a conoscenza solo ora e questo è proprio il caso di dire meglio tardi che mai!

Sono felice di vedere citati sia il Blog che il Forum e approfitto della circostanza per salutare e ringraziare tutti i cari ed affezionati utenti del Forum che con il loro spirito ed il loro contributo hanno creato un'isola felice.

Grazie.
Aurora


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mercoledì 26 agosto 2009

Il fascino dell' orchidea su zattera

Il fascino della zattera è indiscutibile e credo che qualunque orchidofilo ne sia attratto. Coltivare un'orchidea su zattera ,anche senza l'umidità derivante da una serra o da un orchidario, non è un'impresa ardua soprattutto se si tratta di orchidee provviste di pseudobulbi.
Montare un'orchidea su zattera non è sempre un'impresa facile, talvolta può risultare difficoltoso soprattutto nei casi in cui le orchidee da zatterare presentano un apparato radicale ben formato e poco districabile.
Prendiamo l'esempio di questa Cattleya la quale presenta un apparato radicale lungo qualche centimetro e assolutamente non districabile.
Foto 1

Se montassimo seguendo le normali procedure otterremmo un effetto rialzato poco gradevole.

Come potete vedere nella foto (perdonate la qualità), dopo avere montato la pianta seguendo le classiche indicazioni, l'apparato radicale risulta rialzato in maniera spropositata, di conseguenza non è stato possibile effettuare un'accurata copertura delle radici con la fibra di cocco.

Foto 2

Questo effetto rialzato si ottiene qualora si predispone uno strato di sfagno su buona parte del legno, ma soprattutto nel punto di appoggio dell'apparato radicale (foto 3).
Foto 3- sfagno distribuito in maniera omogenea

Seguendo qualche particolare accorgimento il risultato che dovremmo ottenere dovrebbe essere questo (foto 4 e 5)

Foto 4- L'apparato radicale è ben coperto

Foto 5

Procedimento:

per le zattere come sempre vi consiglio il legno di Manila o altri tipi di legno abbastanza robusti, lo sfagno o in alternativa la spugna sintetica, la fibra di cocco ed il filo da pesca. Le indicazioni dettagliate per fissare lo sfagno e la fibra di cocco le trovate in questo articolo specifico.

Il legno scelto dovrà essere concavo o leggermente concavo, tale da favorire un miglior appoggio e assestamento dell'apparato radicale soprattutto se quest'ultimo ha un' altezza di 2-3 cm.

Ma vediamo nel dettaglio le immagini riguardanti due esempi di zattere:

legno di quercia: pezzo di piccole dimensioni di cui andrò ad utilizzare la parte interna e non la corteccia per sfruttarne così la parte concava) ;


legno di manila: classico tronchetto di legno per acquari che potete trovare non solo nei negozi specializzati , ma anche nei grandi supermercati.


La forma concava (più accentuata nella quercia, meno nel legno di manila9 mi permette di distrubuire lo sfagno in maniera diversa, ma soprattutto di mantenere l'apparato radicale meno scoperto.


Orchidee utilizzate:

Dendrobium thyrsiflorum



Cattleya ibrido

Nel caso del legno di Manila utilizzato per la Cattleya ricopro i vari spazi vuoti con dello sfagno.


I tronchetti di legno di manila possono avere varie forme con superfici più o meno frastagliate.
Inserite lo sfagno nei vari punti disponibili e nell'operazione aiutatevi con un bastoncino che faciliterà l'inserimento del materiale.



Riempite i vari spazi dopodichè l'operazione sarà terminata.


Come detto in precedenza occorre far si che l'apparato radicale resti il più possibile coperto dalla fibra quindi non troppo sollevato.

Per aiutarci ad ottenere questo risultato abbiamo utilizzato un legno concavo, ma oltre a ciò possiamo predisporre lo sfagno solo lateralmente lasciando il legno nudo nella parte centrale dove andremo a collocare la pianta.


Come potete vedere lo sfagno è posizionato lateralmente mentre al centro le radici saranno a contatto con il legno.






In quest'altro caso non essendoci spazi in cui inserire sfagno all'interno del legno procederemo con il posizionare lo sfagno solo lateralmente.



Dopo aver posizionato la pianta ricoprite il tutto con fibra di cocco, legate con filo da pesca ed infine ancorate la pianta al legno con strisce di nylon.

Questo è il risultato finale:




Errori da non commettere:

quando si pensa ad una zattera si tende a ritenere che i marciumi non possano svilupparsi, in realtà non è così, i marciumi possono comunque svilupparsi soprattutto se si eccede con le quantità di sfagno e di fibra di cocco, ma ...questo argomento lo affronteremo prossimamente.

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venerdì 31 luglio 2009

-Angraecum Orchidea

Il genere Angraecum comprende circa 200 specie che si sviluppano a 2000 metri d'altezza nell' Africa meridionale in particolare nel Madagascar. Alcune sono di grandi dimensioni come l' Angraecum sesquipedale o l'Angraecum eburneum longicalcar, mentre altre sono quasi delle miniature come l' Angraecum ruthembergianum o l' Angraecum erectum.
(Angreacum compactum)


Sono per la maggior parte orchidee epifite, ma ve ne sono anche litofite e alcune terrestri. Sono prive di pseudobulbi e sono caratterizzate nella quasi totalità da fiori bianchi con lunghi speroni che al calar della notte emanano un profumo molto gradevole. Nel passato Charles Darwin restò particolarmente affascinato dal fiore di questa orchidea, tant'è che formulo un' ipotesi che all'epoca suscitò clamore: il fiore dell' Angraecum doveva essere fecondato da un insetto o da una farfalla dotati di una tromba lunga quanto lo sperone e cioè 25 cm. Charles Darwin aveva ragione e la farfalla in questione fu battezzata Xanthopea morgani predicta.


Coltivazione *** Medio-Facile


Luce


Questo genere ama le posizioni molto luminose anche con luce diretta ma non nelle ore centrali della giornata con particolare riferimento ai periodi più caldi dell'anno dove le ustioni fogliari sono all'ordine del giorno. In questi periodi occorre schermare i vetri delle finestre con un tendaggio leggero oppure collocare l'Angraecum in una posizione dove possa riceve luce non diretta. Se durante il periodo estivo la si coltiva all'esterno sarà utile posizionarla in un luogo ombreggiato e ventilato.


Temperature


Nelle giornate particolarmente calde ed afose la pianta può manifestare sofferenza attraverso la perdita del turgore fogliare. Per ovviare a ciò nei periodi caldi è bene evitare l'esposizione alle alte temperature proteggendo la pianta all'interno delle abitazioni dove le temperature sono di qualche grado inferiori a quelle esterne. In estate le temperature non dovrebbero superare i 35°C mentre durante l'inverno non dovranno scendere al di sotto dei 15 °C.



Innaffiature

Questo genere di orchidea non osserva un marcato periodo di riposo è quindi oppportuno innaffiare durante tutto l'arco dell'anno mantendo il substrato costantemente umido ma non fradicio. Successivamente alla fioritura bisognerà diminuire leggermente le innaffiature finchè la pianta non riprenderà a vegetare tramite l'emissione di nuove radici e foglie.


Umidità


Mantenete un buon livello di umidità soprattutto se le temperature sono elevate.


Concimazioni


Concimate durante tutto l'arco dell'anno facendo una pausa nel periodo post fioritura. In tale periodo, alle minori innaffiature dovrete associare una mancanza di elementi nutritivi, i quali verranno successivamente somministrati non appena la pianta riprenderà a vegetare.


Substrato

Per gli Angraecum di grandi dimensioni è consigliabile la coltivazione nei cestelli appesi conteneti bark di grande pezzatura miscelato con un leggero quantitativo di torba di sfagno ed agriperlite.


Gli esemplari più piccoli possono essere coltivati su zattera.




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sabato 25 luglio 2009

Quando una Phalaenopsis perde tutte le foglie

Non di rado accade che un'orchidea monopodiale (Phalaeopsis in primis e tutte le altre dotate di fusto) possa deperire apparentemente senza motivo, così quasi improvvisamente, la pianta inizia a perdere le foglie in corrispondenza dell'attaccatura al fusto. Le foglie iniziano a staccarsi una dopo l'altra così la pianta ne resta completamente priva e la parte del fusto che ne rimane inizia ad ingiallire fino a cedere totalmente.

In alcuni casi tale problematica può derivare da eccessi nelle innaffiature, pertanto alla perdita delle foglie si associa anche il marciume delle radici, in altri casi, invece, la perdita delle foglie non è associata al marciume radicale ed è perciò riconducibile ad eccessi nelle vaporizzazioni fogliari.

Basta anche un minimo ristagno d'acqua tra le foglie (a volte impercettibile ai nostri occhi) per determinare la perdita delle stesse e ciò può verificarsi anche nei periodi in cui le temperature sono molto alte e la probabilità di ristagni idrici tra gli intersizi fogliari abbastanza improbabile .



Come potete vedere nella foto, la perdita delle foglie è stata determinata da un eccesso nelle nebulizzazioni: l'orchidea ha perso le foglie ma ha mantenuto le radici sane tranne qualcuna deperita a causa della disidratazione seguita alla mancanza d'innaffiature. Premetto che non amo nebulizzare per cui quel minimo di acqua vaporizzata sulle foglie nonostante l'afa di questi giorni è stata in grado di determinare il repentino sviluppo del marciume che nel giro di pochi giorni ha causato la caduta delle foglie. Con questo voglio consigliarvi di fare sempre attenzione alle vaporizzazioni, anche quando le temperature sono alte e soprattutto quando si tratta di soggetti giovani come nel caso di questa Phalaenopsis, dotati di poche e piccole foglie in crescita.



Il fusto non ha mantenuto vitalità ma ha ceduto anch'esso al marciume e al deperimento dei tessuti.

Apparentemente l'orchidea sembra morta, priva di vita, ma in realtà non è così.

La principale fonte di sostentamento è ancora viva: le radici come potete ben vedere sono sode, tranne qualcuna, per cui nonostante il fusto sia ormai privo di vita ed inattivo l'orchidea potrebbe avere un'ulteriore spinta vegetativa mediante l'emissione di un keiki.

Apparentemente si potrebbe ipotizzare che viste le condizioni del fusto ormai inesistente e del colletto rinsecchito e duro al tatto, la pianta sarebbe da buttare, ma in realtà non è così.


Cosa fare in queste circostanze:

  1. svasate la pianta se notate la presenza di qualche radice marcia, quindi eliminatela e rinvasatela in solo bark o bark più un piccolo quantitativo di torba se proprio volete (io eviterei la torba) oppure montatela su zattera;
  2. non inserite la pianta all'interno di qualche sacchetto contenente sfagno o altro materiale finalizzato a produrre umidità (se la pianta ha resistito fin'ora al maciume, con il sacchetto la condannerete a muffa e morte certa), ma rinvasatela nel vaso originario con il substrato indicato in precendenza (bark) oppure montatela su zattera;
  3. lasciate la pianta tranquilla e al riparo da innaffiature, limitatevi solo a qualche vaporizzazione superficiale del bark da effettuare sporadicamente (l'orchidea non ha bisogno di particolari cure poichè i principali organi vegetativi della pianta (le foglie) sono inesistenti, restano sole le radici (altro organo vegetativo fondamentale) quindi il fabbisogno d'acqua deve limitarsi a quel minimo per il sostentamento di qualche briciolo di vitalità ed un eccesso d'acqua o di umidità potrebbero determinare un rapido collasso).


Nell'arco di una due settimane l'orchidea avrà modo di far fronte al proprio destino e quindi se le radici tenderanno a non seccare la probabilità che emetta un keiki sarà molto elevata.In questa foto potete vedere una piccola escrescenza verde alla base del colletto ormai rinsecchito, che altro non è che un keiki.





Cosa bisogna fare in questa situazione:


  1. lasciate l'orchidea nel vaso o su zattera e non innaffiate abbondantemente ma limitatevi a vaporizzazioni delle radici della pianta madre;

  2. non vaporizzate il piccolo keiki poichè potrebbe marcire, ma attendete e godetevi il suo sviluppo perchè è una grande vittoria.

Quando il keiki sarà abbastanza sviluppato e avrà emesso radici proprie potrete staccarlo.


Leggi l'argomento keiki.

Altri esempi di Keiki su Phalaenopsis debilitate li trovi sul forum.

Phalaenopsis 1
Phalaenopsis 2


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venerdì 3 luglio 2009

-AERANGIS Orchidea


Il genere Aerangis comprende una sessantina di specie diffuse nell' Africa Centrale ma anche nel Madagascar e nelle isole Comore. Sono specie epifite di piccole dimensioni a sviluppo simpodiale caratterizzate da foglie obvate, bilobate e carnose di colore verde scuro puntinato di nero.
I fiori si sviluppano su steli penduli lunghi dai 10 ai 40 cm che spuntano dalle ascelle fogliari e portano dai 7 ai 20 fiori bianchi e piacevolemente profumati. I fiori sono costituiti da lunghi speroni contenenti nettare a cui gli insetti si aggrappano per banchettare: al tramonto e per tutta la notte, infatti, i fiori emanano un piacevole profumo che richiama gli insetti impollinatori dotati di una lunghissima spirotromba capace di arrivare fin dentro gli speroni.



Coltivazione: *** Medio-Facile

Luce
la luce deve essere moderata come per le Phalaenopsis, ma leggermente più intensa. Un posto molto luminoso ma non raggiunto dai raggi diretti del sole soprattutto in estate è l'ideale.



Temperature
temperature intermedie sono l'ideale e quindi: in autunno/inverno le temperature minime non dovranno scendere al di sotto dei 12 14°C le diurne dovranno essere compre tra i 16 18°C, mentre in primavera-estate le temperature diurne ideali saranno comprese tra i 25 massimo 30°C.In estate se le temperature esterne sono molto elevate è bene lasciare l'orchidea all'interno delle abitazioni poichè l'esposizione ad alte temperature potrebbe provocare uno schock con conseguente deperimento della pianta. Il discorso è analogo anche per le basse temperature, il genere aerangis, infatti, non tollera nè le temperature troppo basse nè quelle troppo alte.


Innaffiature
in base al tipo di coltivazione cambiano le modalità d'innaffiatura, pertanto, se si coltiva su zattera occorrerà bagnare giornalmente mentre se si coltiva in bark le innaffiature andranno effettuate quando il substrato sarà quasi asciutto. Questo genere di orchidea tollera brevi periodi asciutti mentre i ristagni d'acqua come per tutte le orchidee sono mal tollerati. In inverno, soprattutto se la pianta ha appena terminato la fioritura, le temperature dovranno essere mantenute fresche e le innaffiature dovranno essere ridotte per circa due mesi.


Umidità
l'umidità è gradita soprattutto in primavera ed estate quando le temperature sono elevate mentre in autunno/inverno, quando le temperature sono più fresche, l'umidità potrebbe causare problemi e malattie crittogame in quanto l'acqua sulle foglie tarderebbe ad asciugare generando così problemi di marciumi, batteriosi ecc..


Gradisce le vaporizzazioni deve essere associata anche una buona circolazione d'aria altrimenti ambienti troppo umidi e mal vantilati oltre a generare malattie crittogame porterebbero la proliferazione di determinati parassiti.

Consiglio: in primavera/estate vaporizzate giornalmente soprattutto se le temperature sono elevate mentre in autunno/inverno evitate le vaporizzazioni che potrebbero far ristagnare acqua tra le ascelle fogliari generando marciumi.


Concimazioni
concimare dalla primavera alla fine dell'estate con un concime bilanciato metre durante l'autunno e soprattutto in inverno non concimare. Dimezzate le dosi di fertilizzante indicate sull'etichetta del prodotto.




Substrato
la coltivazione su zattera è molto indicata, ma in alternativa questa orchidea può essere coltivata anche in solo bark di pezzatura medio-piccola.

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venerdì 19 giugno 2009

Laelia anceps

La Laelia anceps si sviluppa in Messico ed è la specie più coltivata del genere Laelia. Gli pseudobulbi sono ovoidi e leggermente appiattiti, misurano dai 6 ai 30 cm e terminano con 1- 2 foglie coriacee. E’ un’erbacea perenne che durante la stagione invernale assume una colorazione tendente al rosa. La Laelia anceps può superare anche il metro di altezza e le ramificazioni tendono a svilupparsi verso il basso.

L’infiorescenza è racemosa e raggiunge anche i 30 cm con un quantitativo di circa 8 fiori più piccoli rispetto al genere Cattleya (genere affine sotto molti aspetti al genere Laelia), ma dalle colorazioni vivaci e intense. Il colore dei sepali e dei petali comprende una molteplicità di colri che va dal rosa-porpora al viola-rosa o bianco. Il labello è costituito da tre lobi di color porpora con strisce rosse. La fioritura avviene nel periodo che va da dicembre a gennnaio.
Laelia anceps


Luce
la Laelia anceps richiede un buon quantitativo di luce, ma deve essere esposta in un luogo semiombreggiato in maniera tale che l’orchidea riceva luce solare durante le ore più fresche della giornata. Individuate come collocazione un posto ventilato in questa maniera soprattutto durante le ore più calde della giornata la pianta potrà trovare sollievo mediante la naturale ventilazione e attraverso le nebulizzazioni fogliari che andrete ad effettuare giornalmente.

Temperature
non ama le temperature elevate, quindi durante l’estate e soprattutto nei periodi più caldi oltre ad individuare una collocazione esterna “fresca” (esporla a nord est o nord ovest) favorite l’umidificazione ambientale seppur minima e quindi predisponete argilla espansa ed acqua nei sottovasi e garantite vaporizzazioni fogliari giornaliere. Naturalmente l’orchidea in estate può essere tenuta anche all’interno delle abitazioni scegliendo un luogo luminoso ma riparato dai raggi diretti del sole e dotato di una buona circolazione d’aria. Anche se tenuta nei luoghi domestici la pianta va vaporizzata.
In inverno lasciate la pianta in un luogo con temperature intermedie e quindi tra i 16 ed i 20°C . e con un buon livello d'illuminazione.

(foto: fonte http://www.flickr.com/photos/idalecio/1261845041/)


Innaffiature ed umidità
nella stagione primaverile ed estiva la Laelia anceps va innaffiata generosamente ma bisogna permettere alle radici di asciugare quasi completamente tra un‘innaffiatura e l‘altra. Nei periodi più caldi, quando il substrato asciuga nel giro di 1-2 giorni, è bene effettuare innaffiature tramite immersioni in maniera tale da permettere al substrato di impregnarsi d’acqua garantendo così una maggiore riserva d’acqua, analogo discroso per il bark nuovo soprattutto se il bark contenuto nel vaso è nuovo e quindi dotato di una minore capacità di ritenzione idrica.

Consiglio: se il substrato non è nuovo in seguito alle innaffiature tramite immersione potrebbe restare zuppo d’acqua per 2-3 giorni, ciò potrebbe rivelarsi deleterio per le radici scatenado malattie crittogamiche nonostante le alte temperature, procedete, pertanto, con normali innaffiature dall'alto.


In autunno/inverno la pianta deve osservare un leggero periodo di riposo conseguentemente le innaffiature vanno ridotte drasticamente e sostituite con leggere e sporadiche vaporizzazioni delle foglie e delle radici specificali.

Fertlizzazioni
la Laelia anceps va concimata con leggere dosi di fertilizzante soprattutto nei periodi di crescita e quindi a partire dalla primavera fino ad estate inoltrata. Durante l’autunno/inverno non concimare. Consulta l'argomento
concimazioni.

Rinvaso
come substrato il bark di piccola pezzatura è ottimo; il vaso non deve essere eccessivamente grande ma garantire la radicazione in un modesto spazio. L’utilizzo di un vaso di coccio permette all’apparato radicale di svilupparsi in un ambiente aerato.



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