lunedì 14 luglio 2008

-CYMBIDIUM Orchidea


I Cymbidium sono tra le orchidee più generose in termini di fioritura e sviluppo, facilmente reperibili e non troppo "care" per le nostre tasche. Presentano steli fiorali alti ed arcuati con fiori cerosi dai colori delicati. I fiori possono avere un’unica colorazione o una combinazione di colore ed ogni spiga fiorale può produrre da 1 a 30 fiori. La maggior parte dei Cymbidium oggi in commercio sono ibridi derivanti dalle specie a grandi fiori che prediligono temperature fredde, sono quindi da coltivarsi in serra fredda; in commercio si trovano anche piccoli "Cymbidium in miniatura" provenienti dalla Cina e dal Giappone che gradiscono temperature più alte.

I Cymbidium sono delle piante sempre verdi costituite da pseudobulbi da cui si dipartono grandi radici carnose che affondano nel terreno. Gli pseudobulbi, in riferimento alla specie di appartenenza, possono essere grandi o sottili o avvolti dalle foglie.

Le foglie sono lunghe e strette e la loro lunghezza è molto variabile: da 35 cm. nelle specie più piccole, ad 1 metro nelle specie più grandi. Anche il numero delle foglie per pseudobulbo varia a seconda della specie e va da 9 a 15.


I nuovi getti partono dalla base degli pseudobulbi maturi.

Fioritura
Le spighe fiorali si formano generalmente da settembre a gennaio e possono fiorire, in base all'epoca di formazione, dall'inverno alla primavera.

Una volta che la spiga fiorale si è formata non c’è una regola di base che stabilisce il periodo di fioritura poichè ciò dipende molto da pianta a pianta: in alcuni casi la fioritura può avvenire rapidamente, in altri casi, lo sviluppo delle gemme può risultare molto più lento.

Riguardo all’identificazione del getto portatore della spiga fiorale quello che risulta subito evidente è la difficoltà di identificazione della stessa, soprattuto quando il nuovo getto è ancora piccolo. Soltanto quando il nuovo getto avrà raggiunto i 10 cm. o giù di lì sarà possibile distinguerlo dal getto fogliare: provate a toccarlo con le dita e noterete che il getto al suo interno conterrà la spiga che poi inizierà a svilupparsi autonomamente raggiungendo una certa altezza.
Durante la fase di maturazione dei boccioli fino all’apertura di quest'ultimo è molto importante che le temperature notturne non superino i 10 12 °C in quanto temperature più alte potrebbero comportare la caduta dei boccioli.
C'è da dire, però, che non sono rari i casi di persone che coltivano i Cymbidium direttamente negli ambinti casalinghi durante l'inverno e quindi durante la fase di maturazione dei boccioli, senza riscontrare problematiche.
Io non consiglio di coltivare i Cymbidium in casa, ma di farlo all'esterno o in alternativa in un ambiente non riscaldato e luminoso, poichè la coltivazione in ambienti domestici riscaldati può comportare la perdita delle fioritura.


Tecniche di coltivazione

Temperature.


Come detto in precedenza, i Cymbidium per fiorire necessitano di temperature notturne di 10 12° C e di un buon quantitativo di luce. Durante il periodo invernale tollerano anche temperature vicine allo zero: sono piante abbastanza tolleranti che durante il periodo invernale possono essere coltivate all'esterno in una zona riparata dalle piogge. In estate riescono a tollerare anche temperature intorno ai 30 35 gradi soprattutto se le innaffiature sono costanti ed abbondanti.

Luce.

Durante l’estate occorre posizionarli in un posto molto luminoso: naturalmente occorrerà abituarli gradatamente al sole diretto poichè le foglie potrebbero bruciarsi. Se si verificano delle tracce di bruciatura è buona norma posizionarli in un posto più ombreggiato, magari in un luogo dove la pianta sia parzialmente ombreggiata durante le ore centrali della giornata.

Non va dimenticato che anche durante l’inverno queste piante richiedono un buon quantitativo di luce.

Rinvaso
Un esempio di substrato potrebbe essere: torba di sfagno, corteccia di pino o di abete, ma se non avete la possibilità di disporre di tali substrati potete tranquillamente rinvasare con i classici substrati per ochidee già pronti e venduti in piccol sacchetti.
I Cymbidium sono piante che non amano essere rinvasate spesso, per cui sarebbe bene rinvasare ogni due tre anni. Per cercare di rinvasare con questa tempistica si possono collocare le piante adulte in vasi abbastanza capienti. Non amano, inoltre, essere divise con troppa frequenza, anzi, su uno stesso getto possono formarsi due nuovi getti e l’anno successivo altri due.
Quando rinvasare?
E bene rinvasare un Cymbidium quando gli pseudobulbi sono molto fitti e tendono a fuoriuscire dal vaso; quando il substrato risulta deteriorato o quando la pianta dà segni di crisi.
Se possibile è bene rinvasare dopo la fioritura, ma se il rinvaso si rende necessario, ad esempio perché è in atto un marciume radicale, è bene intervenire prontamente.


Al momento del rinvaso occorre disturbare il meno possibile le radici: ispezioniamo l’apparato radicale e se si evidenziano sintomi di marcescenza, armiamoci di forbice sterilizzata e tagliamo le radici a circa 10 cm dagli pseudobulbi. Dopo il taglio si sfrutterà tutta la forza del nuovo apparato radicale che farà capolino con l’inizio della bella stagione.
Un Cymbidium che presenta problemi di marciumi radicali deve essere essere sottoposto a dei piccoli accorgimenti: vediamo quali in questo articolo.

Quando la pianta necessita di essere rinvasata perchè il vaso è ormai diventato troppo piccolo o perchè occorre cambiare solo il substrato, potrà essere rinvasata senza essere disturbata al livello radicaledi in un vaso più grande. Questo tipo di rinvaso è il più semplice e vediamo come affrontarlo in questo articolo.

Fasi del rinvaso
Sul fondo del nuovo vaso posizionate dell’argilla espansa o dei pezzetti di polistirolo, mettete poi un po’ di substrato sul materiale per il drenaggio e sistematevi sopra la pianta.

Posizionate il Cymbidium nella nuova dimora e versate un po’ del nuovo substrato, precedentemente inumidito fino a metà del vaso, pigiate con le dita in maniera tale che il substrato penetri tra le radici.

Mettete altro substrato nel vaso e pressatelo.

Durante il rinvaso è possibile togliere i retrobulbi privi di foglie che non sono altro che i vecchi pseudobulbi ormai privi di foglie.

Quando si divide è opportuno lasciare 5 – 6 bulbi, in quanto porzioni più grandi di pseudobulbi favoriscono la fioritura.
Le operazioni di divisione vanno effettuate con strumenti sterilizzati e tamponate la ferita con una soluzione di fungicida o del semplice cicatrene o cannella conosciuta per le sue proprietà antifungine.

Regole post invasatura


Dopo aver rinvasato occorre tenere la pianta all’asciutto: in questa maniera le radici cicatrizzano più velocemente, inoltre il periodo asciutto permetterà all’apparato radicale di svilupparsi attraverso diramazioni laterali.

Innaffiature

I Cymbidium sono orchidee che amano avere il substrato umido, pertanto, non devono avere mai il substrato asciutto tranne nel periodo seguente il rinvaso o nel periodo invernale. Il quantitativo di acqua da somministrare dipende anche dal tipo di substrato utilizzato: se tende a trattenere molta acqua diminuiremo le innaffiature, se invece asciuga in breve tempo aumenteremo le innaffiature.
Nella stagione calda le foglie traspirano molto e può risultare necessario innaffiare e nebulizzare giornalmente soprattutto se le temperature sono molto elevate, inoltre se la pianta è di grande dimensione e occupa buona parte del vaso, consumerà un maggiore quantitativo di acqua rispetto alle piante appena invasate o che stazionano in un vaso di dimensioni più grandi rispetto all'apparato radicale.


Circolazione d’aria / Umidità

I Cymbidium sono orchidee che amano stazionare in luoghi in cui la ventilazione è buona, non temono quindi correnti d’aria che scongiurano anche la proliferazione di parassiti. Il quantitativo di umidità che richiedono non è eccessivamente alto, si aggira intorno al 50%.

Fertilizzazioni


Dipende molto dal substrato di coltura, se ad esempio si utilizza un substrato con una buona percentuale di torba e corteccia si può tranquillamente utilizzare un fertilizzante 20 20 20. Consultare la sezione "Concime"

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lunedì 30 giugno 2008

Mostra "Orchidee in centro" Città di Monte Porzio Catone



La mostra "Orchidee in centro" è divenuta un appuntamento intercontinentale per molteplici appassionati e studiosi delle orchidee, grazie all'iniziativa di Gianni Ferretti, orchidofilo, ideatore, promotore e direttore artistico della manifestazione.
La mostra è ormai giunta alla sua 13a edizione, rinforzando sempre più la sua importanza in qualità di evento internazionale, in una vetrina dinamica, vivace e caratteristica.


Passeggiare tra i vicoli del paese, alla ricerca di qualunque angolo che potesse racchiudere un piccolo spazio dove poter ammirare bellezze mai viste o solo conosciute attraverso il web è stato emozionante. L'idea di organizzare tale mostra in uno scenario così caratteristico è davvero interessante e piacevole anche se qualche piccola macchia è da sottolineare, come ad esempio la mancanza di chiare indicazioni sul percorso da seguire per poter visionare tutti gli stands.
Al di là di ciò è davvero una bellissima mostra e manifestazione.
Faccio i miei complimenti a Gianni Ferretti per il suo impegno e dedizione.

Un grazie particolare ad Ettore che ha condiviso con me questa esperienza..Grazie..


Alcune foto
..."Un angolo dedicato alle orchidee"



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sabato 21 giugno 2008

Orchidea Zygopetalum


Tra le più belle orchidee a mio avviso c’è lo Zygopetalum, originario della Colombia e del Brasile. Comprende circa una decina di orchidee epifite e terrestri con pseudobulbi ovoidali, foglie lunghe, strette e appuntite all’estremità.

Lo Zygopetalum è un’ottima orchidea robusta e malleabile: può restare in casa o nella veranda per tutto l’anno tra i 15 e i 25 °C, sin dalla primavera è possibile posizionarla all'esterno in un luogo luminoso e con una buona circolazione d'aria. Anche in estate la pianta vegeta con buoni risultati all'esterno, magari all'obra di qualche pianta riparata dai raggi diretti del sole.

Luce
L'orchidea Zygopetalum non ama i raggi diretti del sole quando l'intensità di questi è particolarmente intensa (tarda primavera -estate inoltrata). In autunno ed in inverno può essere collocata in pieno sole (sud) sul davanzale di una finestra senza alcun danno, mentre a partire dalla tarda primavera sarà bene schermare la luce solare per evitare possibile scottature, se invece lo si colloca a nord-est lo Zygopetalum godrà di un buon quantitativo di luce non dannosa e non sarà necessario scheramare.

Annaffiature
Il substrato deve rimanere costantemente umido, ma non zuppo d’acqua. Questa orchidea è molto sensibile ai ristagni per cui innaffiate con parsimonia soprattutto durante l'autunno e l'inverno. Quando le temperature raggiungeranno livelli gradevoli e/o levati sarà necessario aumentare il livello di umidità predispondendo un sottovaso con argilla espansa ed acqua e procedere con leggere vaporizzazioni fogliari. E' bene non eccedere con le vaporizzazioni poichè questa orchidea si è rivelata molto sensibile ai ristagni idrici sulle foglie, non di rado capita di vedere sulla foglie macchie di vecchi ristagni idrici.

Concimazioni
Le fertilizzazioni devono essere effettuate con parsimonia poichè le radici sono molto sensibili non solo agli eccessi idrici ma anche ai depositi salini. Sono consigliabili concimazioni sporadiche e molto leggere.

(Zygopetalum arthur elle)
Substrato

Riguardo a questo argomento non si può generalizzare poichè gli Zygopetalum si distinguono in epifite e terricole. Fatta questa premessa è bene informarsi sullo Zygopetalum che si possiede per non commettere errori.
Le epifite necessitano di un substrato composto da bark, torba e sfagno in parti uguali, mentre le terricole vanno coltivate in un terriccio bilanciato e ben drenato.

Moltiplicazione

I rizomi possono essere divisi in primavera avendo l’accortezza di mantenere una radice ben formata per ogni parte di rizoma.

Parassiti e malattie
Gli pseudobulbi possono essere danneggiati dall’oziorinco, sono probabili anche attacchi di afidi e cocciniglia.

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Orchidea Vanda

Le orchidee vandacee sono originarie dell’Asia tropicale e crescono facilmente nei climi caldi dove possono essere coltivate all’esterno in zone leggermente ombreggiate.

Nei climi dove gli inverni sono freddi è bene coltivarle all’interno delle abitazioni dinanzi ad una finestra soleggiata, mentre in estate le si può trasferire all’esterno.

Temperatura:
le Vanda amano le temperature calde. Le temperature ideali sono di 15°C durante la notte e di 35 °C durante il giorno. Brevi periodi di temperature fredde possono essere tollerati , circa 8°C di minima notturna, a patto che non ci sia vento.

Durante l’estate, le temperature elevate determinano una crescita rapida della Vanda, occorre quindi bilanciare le alte temperature con un maggiore quantitativo di umidità mediante vaporizzazioni, con un maggiore movimento d’aria e con maggiori bagnature e fertilizzazioni.

Luce:
il fattore luce è un elemento essenziale al fine di indurre la pianta alla fioritura: le Vanda a foglie cilindriche necessitano di una maggiore quantità di luce per firorire, occorrerà trovare una collocazione molto luminosa che permetta alla pianta di giovare della luce solare per buona parte della giornata. In estate occorre comunque fare attenzione alle ore centrali della giornata in cui l'intendsità dei raggi solari è particolarmente elevata.

I tipi a foglie nastriformi necessitano di un ombreggiamento durante la maggior parte della giornata, gradiscono, infatti, la luce del mattino mentre nelle ore pomeridiane prediligono l'ombreggiamento.
Acqua:
le Vanda necessitano di un buon quantitativo d’acqua ma al tempo stesso le radici devono asciugarsi rapidamente. Le innaffiature devono essere quotidiane durante i periodi molto caldi e soleggiati ed associate a frequenti nebulizzazioni.
In inverno dovranno essere innaffiate e nebulizzate con maggiore parsimonia.

Umidità:
è uno dei requisiti fondamentali per un sano sviluppo dell’orchidea: occorre nebulizzare le foglie e le radici giornalmente (quando si effettuano le nebulizzazioni le foglie dovranno essere asciutte prima di sera) oppure adagiare l’orchidea su sottovasi con uno strato di argilla ed acqua, facendo attenzione a non far entrare in contatto l’acqua con le radici.

Concimazioni:
sono orchidee che necessitano di un buon quantitativo di sostanze nutritive, per tale motivo durante l’estate (periodo di maggiore accrescimento) si potrà concimare con un fertilizzante N.P.K. 20 20 20 una volta settimana seguendo le dosi riportate sull’etichetta.

In alternativa è possibile concimare ad ogni innaffiatura utilizzando dosi di fertilizzante maggiormente diluite evitando così eccessi di fertilizzante.

Quando le temperature sono fredde le concimazioni possono essere effettuate ogni due tre settimane.

Per indurre la fioritura bisognerà, durante il periodo autunnale/invernale, utilizzare un fertilizzante con un elevato tasso di fosforo.

Movimento d’aria:
è un fattore fondamentale sia per le radici che amano il contatto diretto con l’aria sia per le foglie.

Rinvaso:
si effettua in primavera. Le Vanda coltivate nei cestini non hanno bisogno di essere rinvasate spesso, ma solo quando il substrato inizia a deteriorarsi, dunque a trattenere troppa acqua risultando molliccio al tatto o quando inizia a sbriciolarsi.

Il rinvaso si effettua mettendo il vecchio cestino contenente l’apparato radicale in ammollo nell’acqua, in questa maniera le radici ammorbidendosi saranno più malleabili e facili da gestire. Dopo aver ammorbidito le radici la pianta andrà posizionata con il vecchio cestino in un cestino più grande.

Le piante invasate devono essere rinvasate in un vaso con dimensioni leggermente più grandi. Il substrato dovrà essere costituito da bark di grossa pezzatura, felce arborea e carbone facendolo penetrare nelle radici.
Specie:

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lunedì 16 giugno 2008

La Cattleya

La Cattleya è un genere di orchidea che origina nalle zone tropicali del sud e del centro America e comprende circa 65 specie in maggioranza epifite ed in minima parte litofite. Sono orchidee a sviluppo simpodiale caratterizzate da pseudobulbi di lunghezza variabile.
Gli pseudobulbi si sviluppano da un rizoma a portamento orizzontale al cui vertice si formano una due tre foglie.






Le infiorescenze sono nella maggior parte dei casi terminali e costituite da 2-10 fiori che si sviluppano dall’apice dello stelo pseudobulboso e sono caratteristici per il fatto di essere peduncolati.

Il genere Cattleya si distingue in monofiliate, che sviluppano una sola foglia e fiori grandi e in bifoliate che portano da due a tre foglie.




Ciclo vegetativo
Il periodo vegetativo coincide con l’emissione di un nuovo stelo pseudobuboso che si forma vicino al precedente distanziato da pochi centimetri in quanto il fusto rizomatoso nel frattempo è cresciuto di qualche centimetro.



La catlleya si sviluppa in senso orizzontale, ed ogni pseudobulbo potrà fiorire una sola volta, nuove infiorescenze si svilupperanno solo dalle nuove vegetazioni. Gli pseudobulbi più vecchi non emetteranno più fiori, ma con il passare degli anni ingialliscono fino a perdere vitalità.


Temperature
Le temperature ideali in inverno si aggirano intorno ai 13 15 °C di minima e 22 23 °C di massima, mentre in estate le temperature non dovrebbero superare i 30 32°C.

La Cattleya non ama sbalzi termici tra giorno e notte superiori ai 5 – 6 °C

Quando le temperature sono alte occore fornire un buon quantitativo di luce, in caso contrario si possono creare degli scompensi metabolici.
Ama la buona ventilazione ma non le correnti d’aria.


Luce

Come detto in precedenza, se le temperature sono alte occorre fornire un buon quantitativo di luce preferibilmente al mattino evitando le ore centrali della giornata (nel periodo estivo).

Se la si coltiva in casa è bene collocarla davanti una finestra esposta ad est o ad ovest, mentre se la si espone davanti una finestra orientata a sud è bene schermare i vetri con una tenda (la schermatura è necessaria nel periodo estivo ma non in quello autunnale ed invernale).

L’esposizione a nord non è consigliata.

Annaffiature ed umidità
Le annaffiature devono essere regolari e tra un’innaffiatura e l’altra il substrato deve essere quasi asciutto.
Con le alte temperature l‘umidità è fondamentale e deve essere favorita predisponendo un sottovaso con argilla espansa ed acqua.


Concimazioni

La Cattleya deve essere concimata con un concime con alto tasso di azoto N.P.K. 30 10 10 durante la fase vegetativa che ha inizio con la primavera, mentre durante il periodo della fioritura occorrerà somministrare un concime con un basso titolo di azoto (N) e un alto titolo di fosforo (P) e potassio (K) ad esempio un concime NPK 10:30:20.
Durante gli altri periodi si utilizzerà un concime bilanciato
Come utilizzare i fertilizzanti: in che dosi?

1 grammo per litro d’acqua ogni due tre annaffiature

oppure


1 grammo per 3/4 litri d’acqua ad ogni annaffiatura, sospendendo la concimazione con una due annaffiature senza concime per ripulire le radici da eventuali residui chimici.
Prima di concimare bagnate le radici e lasciate che assorbano l’acqua , successivamente preparate la dose di fertilizzante diluita con acqua (piovana o decantata) e procedete con la fertilizzazione. Lasciate la pianta a scolare l’acqua in eccesso , datele il tempo adeguato, e poi riponetela sul sottovaso.

Se effettuate due concimazioni di seguito , procedete con un’annaffiatura senza fertilizzante, in questa maniera sia le radici sia il substrato di coltivazione potrà essere dilavato degli eventuali residui..


Dopo le concimazioni è opportuno non far asciugare completamente il substrato al fine di evitare pericolose concentrazioni di sali minerali , è inoltre opportuno dopo un certo numero di concimazioni dilavare il substrato con acqua senza aggiunta di concime, procedete quindi con una semplice annaffiatura.


Rinvaso e substrato
E’ bene rinvasare la Cattleya quando il substrato è deteriorato o quando la pianta fuoriesce dal vaso o quando il quantitatitatvo di radici che fuoriesce dal vaso è eccessivo.
E’ bene rinvasare durante la primavera, quindi in concomitanza con la ripresa vegetativa, in particolare occorre rinvasare quando le nuove radici emesse dall’orchidea avranno raggiunto una lunghezza di 2 – 3 cm.
La Cattleya essendo epifita predilige la sistemazione su tronchetti, zattere, rami, ma si adatta anche all’interno dei vasi con un substrato composto da bark e osmunda o da solo materiale inerte, quindi bark, polistirolo, carbonella (poca).

Periodo di riposo
Il periodo di riposo è previsto tra ottobre ed aprile periodo in cui occorre sospendere le nebulizzazioni e le annaffiature. Se durante l’autunno la Cattleya è ancora in fase di sviluppo con radice e/o foglie in crescita è bene sospendere le nebulizzazioni ma non le annaffiature. Ad ottobre inoltrato l’orchidea entrerà in riposo per cui sospendete le annaffiature e le nebulizzazioni e fornite tanta luce e la giusta ventilazione.
Ad aprile la Cattleya riprenderà a vegetare con conseguente bisogno d'acqua: immergete il vaso in acqua decantata a temperatura ambiente in maniera tale che il substrato abbia il tempo di idratarsi, lasciate sgrondare l’acqua e riponete l’orchidea sul sottovaso.

Riprendete le concimazioni e le nebulizzazioni.


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Parassiti orchidee

Parassiti orchidee

Lumaca

Le lumache e le limacce (quest'ultime prive di conchiglia) sono molluschi gasteropodi polmonari terrestri privi di scheletro che appartengono alla famiglia degli Elicidi.
Sono costituite da un piede assai sviluppato mediante il quale strisciano sul substrato e secernono un muco argenteo. Sul capo sono evidenti quattro tentacoli: i due più lunghi sono provvisti di occhi, mentre quelli più corti e disposti più in baso hanno la funzione olfattiva, gustativa e tattile.
La loro presenza è favorita dall’elevata umidità, in particolare dalle piogge. Particolarmente attive durante le ore notturne sono in grado di arrecare grandi danni alle orchidee di cui amano nutrirsi.




Limaccia

I danni che le lumache e le limacce provocano sono ben evidenti e consistono in grandi porzioni di lembo divorate ma anche in cavità.
Essendo molto voraci, l’attacco di una sola notte può produrre dei danni consistenti alla parte aerea dell’orchidea causandone un deperimento. Se la pianta attaccata non è vigorosa e non è in grado di ripristinare le foglie di cui è stata privata può morire in breve tempo.
Azione
Per combatterle si possono utilizzare delle foglie di lattuga o della birra.
Se malgrado i tentativi non riuscite a combatterle ed eliminarle in maniera adeguata potete ricorrere all’utilizzo di prodotti a basa di Metaldeide.


Afidi-Pidocchi

Gli Afidi, conosciuti anche come pidocchi, appartengono alla famiglia dei rincoti e sono lunghi circa 2-3 mm, il loro colore varia dal verde chiaro al bruno. Si sviluppano nei periodi troppo caldi o troppo freddi e sono provvisti di un apparato pungente succhiatore attraverso il quale producono delle piccole punture sulla superficie delle foglie, dei rami e dei germogli al fine di succhiare la linfa della pianta. Si possono riscontrare colonie di pidocchi nelle pagine inferiori delle foglie ma anche sui fusti sui giovani germogli e sui fiori sui quali producono decolorazioni puntiformi. Indeboliscono la pianta rendendola più esposta alle malattie crittogamiche.
Gli escrementi zuccherini degli afidi attirano api, mosche e formiche, in particolare con quest’ultime vivono una sorta di simbiosi, pertanto la loro presenza è molto indicativa: se si osserva un via vai di formiche sulle piante occorre trattare la pianta con un prodotto specifico tipo il Confidor o ad ampio spettro.
Azione
Tra i principi attivi più utilizzati vi sono: Imidacloprid, Primiclarb, Quinalphos, Fenitrothion, Triclorfon, Diflubenzuron, Endosulfan.
In natura gli antagonisti naturali sono le coccinelle (Adalia bipunctata) o delle piccole vespe.

Ragnetto rosso
Gli Acari sono dei piccoli organismi dannosi appartenenti alla classe degli aracnidi che si nutrono della linfa della pianta. Il loro aspetto è simile a quello di piccoli ragni, si annidano nella pagina inferiore delle foglie e attraverso le loro punture causano la comparsa di piccole punture decolorate che in un secondo momento diventano simili a delle macchie giallastre o biancastre.
Questi insetti possono determinare un ingiallimento fogliare ed un successivo essiccamento che comporta la perdita delle foglie. Le foglie possono anche non cadere ma risultare danneggiate, oltre a ciò anche i fiori possono subire un danneggiamento.
Le generazioni di ragni rossi si rinnovano ogni dieci giorni, in particolare nel periodo primaverile ed estivo; le infestazioni possono essere molto rapide poichè si riproducono svariate volte ed il numero delle uova deposte è particolarmente elevato.

Alla classe degli aracnidi appartengono diverse famiglie tra le quali: Tetranichidi, Tarsonemidi, Tenuipalpidi, Tetranychus urticale, Panonychus ulmi, Oligonychus ununguis.


Azione
Quando si utilizzano prodotti chimici occorre sapere che gli acari sono in grado di dar vita a ceppi resistenti ai prodotti chimici, pertanto sarebbe opportuno alternare vari prodotti nella lotta se il fenomeno si ripresenta.
Tra i prodotti acaricidi sono raccomandabili dicofol e/o tetradifon ed enodosulfan per i Tarsonemidi e dicofol più clorbenside per i Tenuipalpidi.
Tali prodotti devono essere utilizzati prima della comparsa dei sintomi sulle foglie.


Aleurodidi

Gli Aleurodidi sono dei piccoli insetti succhiatori (1-3mm) detti anche farfalline bianche.
Sono ricoperti da una fine polvere biancastra e si sviluppano in luoghi caldi, umidi e con scarsa ventilazione
Sono insetti che si riproducono facilmente e velocemente; infestano la pagina inferiore delle foglie e secernono un’abbondante melata che può dar origine alla fumaggine e provocare ingiallimenti fogliari ed un indebolimento della pianta, che se sottoposta ad un attacco massiccio di tale parassita può anche perdere le foglie e morire.
Gli insetti come detto in precedenza si annidano sulla pagina inferiore della foglia e le femmine vi depongono circa 150/200 uova, che dopo un periodo di 12 giorni circa si schiudono dando origine ai neanidi.
Essendo insetti succhiatori è bene eliminarli dal momento che possono trasmettere malattie e virus.


Azione
La lotta contro questi parassiti può risultare difficoltosa giacché la deposizione delle uova avviene in tempi diversi, ma anche perché tali uova sono ricoperte da una sostanza cerosa che li protegge rendendo quindi inefficace la somministrazione di insetticida.
Per eliminarli si possono utilizzare trappole appiccicose colorate di giallo da appendere sopra la pianta a circa 20 cm oppure effettuare un trattamento insetticida a base di bifentrina, piretro, acefale, dimetoato ed endosulfan da effettuare una volta a settimana nell’arco di un mese, oppure imidacloprid una volta al mese.

Cocciniglia cotonosa


Le cocciniglie sono dei piccoli insetti ricoperti da una particolare sostanza cerosa bianca o di colore grigio – marrone, che si può presentare sottoforma di peluria bianca ( cocciniglia cotonosa) oppure assumere l’aspetto di uno scudo conico di colore marrone (cocciniglia scudetto).







Nelle prime fasi di sviluppo, tali parassiti sono mobili per cui la loro identificazione risulta essere più difficoltosa, mentre nella fase adulta tali parassiti si dispongono in colonie immobili ricoprendosi di una sostanza cerosa (scudetto) che ha lo scopo di proteggere il parassita e che rende più semplice l’identificazione della cocciniglia .





Cocciniglia scudetto

La loro dimensione varia dai pochi millimetri al mezzo centimetro e colonizzano generalmente le parti giovani della pianta, germogli e foglie, ma possono attaccare anche l’apparato radicale causando un grave danno alla pianta. Si sviluppano con facilità negli interstizi fogliari o nei punti poco esposti alla luce, prediligendo le orchidee e le piante in generale che sono regolarmente concimate con un fertilizzante ad alto tasso di azoto.

Proliferano, inoltre, sulle piante posizionate in luoghi caldi ed umidi. Se si nota la presenza di formiche, questo deve essere un campanello d’allarme, in quanto le formiche amano nutrirsi di melata, una sostanza dolciastra prodotta dalla cocciniglia.
Le cocciniglie provocano vari danni alle piante e attraverso la produzione di melata possono favorire la proliferazione di altri agenti patogeni tra i quali la fumaggine.
Le cocciniglie possono essere di differenti specie e quindi manifestarsi in diversi modi, cioè agendo a livello fogliare o a livello radicale. In entrambi i casi alterano il ciclo della pianta, quindi la crescita delle foglie e dei fusti che presentano varie malformazioni causando fioriture stentate. Le piante colpite presentano, dunque, uno sviluppo ridotto associato ad un deperimento generale e sulle foglie possono riscontrarsi delle macchie traslucide prodotte dalle secrezioni del parassita.

Le cocciniglie possono essere di differenti specie e quindi manifestarsi in diversi modi, cioè agendo a livello fogliare o a livello radicale. In entrambi i casi alterano il ciclo della pianta, quindi la crescita delle foglie e dei fusti che presentano varie malformazioni causando fioriture stentate. Le piante colpite presentano, dunque, uno sviluppo ridotto associato ad un deperimento generale e sulle foglie possono riscontrarsi delle macchie traslucide prodotte dalle secrezioni del parassita.

Infestazione a livello radicale


La cocciniglia cotonosa e quella a scudetto si insinuano nelle piante a livello fogliare, in particolare nelle ascelle fogliari, mentre le cocciniglie radicali proliferano ed infestano esclusivamente le radici risultando maggiormente insidiose in quanto difficili da identificare.

Azione
In natura tali parassiti sono controllati dagli antagonisti naturali, c’è dunque un equilibrio biologico.
Nelle coltivazioni, invece, venendo a mancare tale equilibrio è indispensabile agire con prodotti chimici tra i quali antiparassitari specifici.
Nel caso delle cocciniglie radicali tali antiparassitari si utilizzano somministrandoli alla pianta assieme alle annaffiature.
Nei casi di cocciniglia cotonosa/scudetto si rimuove il parassita manualmente utilizzando un bastoncino di cotone imbevuto di alcool o di acqua saponata (sapone di Marsiglia), oppure attraverso l’utilizzo di prodotti specifici se l’infestazione è diffusa.
Un buon insetticida è il “Confidor oil” ( che svolge un’azione disinfettante e preventiva avvalendosi del principio attivo IMIDACLOPRID )da utilizzare nella dose di 3 grammi di prodotto per litro d’acqua.
Prevenzione
I trattamenti preventivi possono essere effettuati due volte l’anno.


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